Guerra in Ucraina: il sanguinoso canto del cigno di un dittatore contemporaneo

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L’invasione dell’Ucraina, la guerra che la Russia di Putin ha portato in Europa

In questo momento di triste rilevanza storica, le notizie sull’ingiustificata aggressione dell’esercito russo ai danni dell’Ucraina e del suo popolo si susseguono con un crescendo di violenza. Non mancano, inoltre, vili giustificazioni dell’invasione russa e minacce ai paesi occidentali, gli stessi paesi di cui l’Ucraina viene definita come una marionetta da Vladimir Putin.

Il gesto, sorprendentemente previsto da diversi servizi di intelligence, ha scoperchiato un vaso di Pandora di pericoli e conseguenze ancora oscure. Oltre a questo, ha portato una rara coesione dell’Unione Europea, una rinnovata rilevanza della NATO, una corsa all’indipendenza energetica e un condiviso senso di vicinanza ad una nazione e il suo Popolo.

In questo momento storico, Volt è favorevole ad una de-escalation del conflitto. Riteniamo fondamentale l’implementazione di una politica estera e difesa comune europea, una ferma opposizione all’uso di armi nucleari, attenzione e supporto ai rifugiati per aiutarli ad arrivare arrivare in Europa e promuoviamo la ricerca di fonti alternative di energia che ci rendano meno dipendenti dal gas russo.   

Per poter meglio chiarire la nostra posizione a riguardo, può essere utile ripercorrere sinteticamente alcuni aspetti geopolitici di questo conflitto.

Ucraina, qualche premessa

Una delle più accreditate etimologie del nome Ucraina è quella di “terra di confine”. È una terra incastonata nella sua diversità fra il confine dell’Europa e della Russia, ed è culturalmente protesa da una parte o dall’altra a seconda del momento storico.

Fin dai tempi della federazione Kievan Rus’ e dalla cattura di Kyiv nell’882 da parte del vichingo Oleg, che ne fece una delle più influenti città d’Europa, l’Ucraina è stata caratterizzata da una travagliata conformazione dei confini. Al contrario delle tesi pseudostoriche esposte da Putin che dipingono l’Ucraina come una pura creazione della Russia ed ex Unione Sovietica, questa sviluppò una cultura indipendente e riconoscibile, una storia propria e un’identità nazionale.

Dopo l’occupazione russa del 18° secolo, l’Ucraina è rimasta sotto la dominazione russa fino al 1991, quando, dopo la caduta dell’Unione Sovietica ha ottenuto la sua indipendenza. Da allora è cominciato un travagliato percorso verso la democrazia e un avvicinamento all’Unione europea.

L’Ucraina è dunque una nazione dalla lunga storia e con periodi di legittima indipendenza ben superiori a quelli di molte altre nazioni europee, non ultima l’Italia unita. Il machismo disinformativo di Putin punta a distorcere in ogni dettaglio la storia.

Euromaidan

Nel novembre 2013, il presidente ucraino Viktor Janukovyc, poi naturalizzato russo e condannato in contumacia per alto tradimento, decide sorprendentemente di sospendere le trattative per la conclusione di un accordo di associazione con l’UE. Questo evento ha scatenato l’ira della popolazione e ha fatto nascere il movimento e le manifestazioni di Euromaidan, che terminano, dopo episodi di grave violenza ai danni dei manifestanti pacifici, con la rivoluzione ucraina e la fuga di Janukovyc in Russia.

Crimea e Donbas

Nel febbraio del 2014 la Russia occupa la Crimea, contando sul supporto della maggioranza della popolazione di etnia russa – circa il 58%. Le sanzioni successivamente applicate da molti paesi occidentali sono timide e di scarso impatto, rendendo di fatto l’invasione della Crimea un successo per Putin. Questo ha rafforzato la sua leadership in patria e gli ha permesso di espandere ulteriormente l’influenza e l’intervento indiretto o dissimulato nell’area del Donbas, negli Oblast di Luhansk e Donetsk. In queste regioni, la presenza di persone di etnia russa è, però, sensibilmente minore, nonostante la lingua russa sia ampiamente utilizzata dalla maggioranza.

Entrambe le aree sono ancora ufficialmente parte dell’Ucraina, nonostante la non riconosciuta annessione della Crimea e l’attuale invasione avviata con diversi pretesti, non ultimo la salvaguardia della popolazione russofona in Donbas. Nonostante alcune opinioni possano citare l’ampia presenza di popolazione russofona in Donbas, questo non legittima un’invasione armata su una nazione confinante, causando elevatissime perdite tra i civili e bombardamenti su edifici pubblici, scuole, ospedali, teatri e rifugi ai danni di un’intera nazione europea nel più grande conflitto in Europa dalla Seconda Guerra Mondiale.

Invasione dell’Ucraina

Il 24 febbraio 2022 l’esercito russo entra in territorio ucraino, dopo aver ammassato circa 190.000 unità, fra truppe e mezzi, col pretesto di esercitazioni difensive all’interno dei confini russi e dell’amica Belarus di Lukashenko.

L’invasione è da subito orientata a creare un corridoio a sud fra le regioni del Donbas, la Crimea e lungo la costa, passando dalla martoriata Mariupol, fino alla recentemente bombardata Odessa. Il tentativo è di tagliare l’Ucraina dall’accesso al mare e al contempo muoversi verso la capitale Kiev, entrando da nord, dal confine bielorusso, così di accerchiare per poi occupare la capitale.

L’ingiustificata e sanguinosa guerra in Ucraina scatenata dalla Russia di Putin era stata, a quanto pare pensata come un’invasione lampo, nominata dalla propaganda russa come un’improbabile rapida “operazione speciale” di “denazificazione” e di “riunione” alla madrepatria russa di una nazione ritenuta non degna di indipendenza e democrazia.

L’invasione si è rivelata molto più complessa per la Russia di quanto inizialmente prospettato. La resistenza dell’esercito ucraino, ma anche l’enorme partecipazione della popolazione e dei volontari stranieri, ha reso l’invasione difficile e, di conseguenza, anche più sanguinosa. Un’escalation sempre più cruenta dove che prende di mira obiettivi civili, assistiamo così ad uno dei peggiori crimini di guerra, come d’altronde era già accaduto in Siria.

Putin: un criminale abbagliato dal potere ed estraniato dall’isolamento

Gli scarsi risultati ottenuti fino ad ora, rispetto a quanto inizialmente ipotizzato dai vertici russi, sono motivo di orgoglio e danno prova di un’Ucraina unita e forte, di una potente e inasapettata leadership. Questo è però potenzialmente anche uno stimolo per Putin e i suoi collaboratori più vicini (e spaventati) ad aumentare il livello di scontro e spingersi ad utilizzare armi più pesanti verso obiettivi civili.

Potrebbe perfino scatenare altri fronti di battaglia con pretesti sempre più fantasiosi, come quelli recentemente sentiti all’ONU dalla voce dell’ambasciatore russo che ha accusato gli Stati Uniti e i “loro amici” di essere i realizzatori di fatto di supposti laboratori di armi batteriologiche in Ucraina. C’è un plausibile rischio di un’ulteriore escalation del conflitto se verranno usati armamenti ancor più pericolosi per via del non raggiungimento degli obiettivi, e perfino dell’ego ferito del nuovo “Grande Dittatore”.

Diversi sono attualmente gli sforzi di intelligence e studiosi nel tentare di capire se Putin sia “solamente” un invasore dalla freddezza calcolatrice, senza scrupoli, o se il suo stato mentale sia afflitto da pericolose aspirazioni e paranoie, condite dal suo recente allontanamento dalla socialità. I video ufficiali che lo vedono distanziarsi fisicamente in maniera vistosa da qualsiasi suo ministro e collaboratore non sono di conforto.

Indipendentemente dalle sue condizioni psichiche, le sue gesta sembrano aver sorpreso molti all’interno della Russia stessa. Di certo Putin si trova in un momento in cui ritiene di dover presentare un lascito alla storia della Russia. Un lascito che va interpretato nei parametri di una persona megalomane e potenzialmente afflitta dal recente isolamento ma con una enorme brama di potere e necessità di assicurarsi un futuro da anziano dittatore di un paese sempre più disconnesso dalla realtà.

L’attuale situazione del conflitto, come sottolineato da diversi rappresentanti e personaggi di rilievo inclusi ex direttori di servizi segreti, rappresentanti della NATO e politici di diversi paesi e diversi schieramenti, deve terminare il più velocemente possibile. Non solo per l’ovvia esigenza di ridurre al minimo possibile le ulteriori vittime innocenti, ma anche per evitare una escalation estremamente pericolosa. Scambi diplomatici potrebbero concentrarsi su concessioni e neutralità.

Perché Putin vuole l’Ucraina

Al di fuori delle innumerevoli scuse e improbabili giustificazioni, le effettive ragioni non sembrano chiare. L’interesse per l’area del Donbas, come nel 2014 per la Crimea, è legato dalla presenza di popolazioni russofone e alla sua posizione strategica, come nel caso della Crimea.

Le ragioni effettive che hanno spinto Putin a trascinare la Russia in una guerra inutile e sanguinosa non saranno probabilmente mai del tutto chiare, ma considerare la sua storia aiutare a capire di più. Putin è un uomo formatosi all’interno del KGB sovietico. Una persona con manie di grandezza dell’idea che il ridimensionamento dell’ex URSS e la ridotta influenza della Russia sia stata una tragedia per il suo paese e per il mondo.

Putin, inoltre, ha recentemente avuto modo di osservare con gli occhi del suo neo-imperialismo la decadenza dell’influenza occidentale. Prima con Trump e più recentemente con la minore influenza degli USA e la loro disorganizzazione, si veda il ritiro dall’Afghanistan.         

Disinformazione di guerra

Putin è un dittatore contemporaneo. E sono contemporanei molti dei suoi mezzi per comunicare, mescolati con una macchinosa mentalità da KGB. L’amministrazione russa a livello internazionale è stata autrice di influenze senza precedenti: l’ingerenza delle elezioni negli Stati Uniti, i massicci attacchi informatici a infrastrutture critiche di altri paesi e, soprattutto, un continuo logorante sforzo di manipolazione della percezione, della storia e dell’opinione collettiva internazionale.

L’utilizzo di mezzi ufficiali, fra cui Russia Today e Sputnik News, i social network volti a diffondere informazioni prive di validazione e notizie false, hanno avuto presa facile in alcuni settori della società occidentale.

Putin, tramite i suoi apparati, si è sfortunatamente dimostrato abile nel muoversi in questo scenario con mezzi da dittatore contemporaneo.

La NATO ha esteso la sua influenza ad est

Questa è un’affermazione mal contestualizzata. La NATO, indipendentemente dal fatto che si voglia apprezzare o meno il suo operato e la sua esistenza, è un’organizzazione a cui si accede volontariamente e così hanno fatto alcuni paesi dell’ex URSS.

Bisogna, inoltre, tenere a mente che quando alcuni di questi stati si sono aggiunti alla lista dei paesi membri, la Russia non era in una posizione conflittuale equivalente a quella attuale e il cosiddetto allargamento non sarebbe stato ritenuto un problema, ma un meccanismo di stabilità.

Inoltre l’Ucraina non fa parte della NATO e la Russia non è stata mai minacciata dalla NATO, organizzazione, per trattato, di natura puramente difensiva.

Ucraina e Russia, il tema dell’indipendenza energetica in Europa

La guerra in corso ha reso ancor più evidente la necessità di ricorrere a metodi di produzione di energia che permettano all’Italia, come al resto dell’Europa, di poter operare, prendere posizioni, valutare sanzioni, vivere in pace e nel rispetto dell’ambiente e della sostenibilità energetica.

Questo senza doversi preoccupare delle importazioni da paesi quali, ad esempio, la Russia. Tale indipendenza deve passare dalla ricerca scientifica e dagli investimenti in nuove fonti rinnovabili di energia.

Ucraina e Unione Europea

L’Ucraina ha chiesto di essere valutata per l’adesione all’Unione Europea. Nonostante questo richieda un tempo di valutazione basato su diversi parametri, è del tutto adeguato storicamente, geograficamente e umanamente. L’Ucraina non è solo uno stato rilevante a livello europeo, è uno stato che ha messo in atto un processo di democratizzazione con forte spinta verso l’Europa.

Al contempo si tratta di una nazione che rispecchia perfettamente la vera originaria natura della creazione dell’Unione Europea come unità di stati volta a creare e mantenere la pace in Europa, dopo le atrocità della Seconda Guerra Mondiale. L’Ucraina ha, inoltre, bisogno dell’UE e l’adesione potrebbe apportare benefici in termini di ricostruzione e rilancio economico, ma, in primis, è una scelta giusta e determinata dalla libera scelta di una nazione che merita indipendenza e pace.

La posizione di Volt

La posizione di Volt parte da alcuni punti fermi. Ecco qui una sintesi:

  • Ferma presa di posizione sull’indipendenza energetica e decrescita della dipendenza dal gas russo.
  • Forte convinzione che l’Ucraina sia parte d’Europa e possa fare parte dell’Unione Europea, senza però il ricorso a una fast track, o ad un altro meccanismo preferenziale, per via della necessità di rispettare i rigorosi principi atti a salvaguardare il corretto funzionamento dell’Unione e il mantenimento dello stesso livello di legislazione e democraticità. Inoltre, un accesso rapido, al di fuori dei meccanismi previsti per tutti gli stati aderenti, potrebbe apportare più danni che benefici e mettere a rischio il processo necessario di de-escalation del conflitto.
  • Contrarietà all’istituzione di una no fly zone, il rischio di escalation con la Russia sarebbe concreto e incontrollabile.
  • Attenzione verso la situazione dei rifugiati e delle rifugiate con parere favorevole al Meccanismo di Protezione Temporanea Europea, originariamente istituito nel 2001 ma di fatto mai applicato. La protezione temporanea rappresenta un meccanismo di emergenza applicabile nei casi di afflussi di massa e pensato al fine di consentire a chi non può più far rientro nel suo paese di origine, di godere rapidamente di diritti armonizzati in tutta l’Unione. Soggiorno, accesso al mercato del lavoro e agli alloggi, assistenza medica e accesso all’istruzione per i minori. Tuttavia, permangono preoccupazioni sulla limitazione dell’originale proposta della Commissione ad opera del Consiglio dell’UE, per il rischio che possa generare un’applicazione potenzialmente discriminatoria.
  • Parere favorevole al mantenimento della norma del 2% di spesa della NATO e il coerente adeguamento della spesa per la difesa.
  • Politica estera e difesa comune europea. L’UE deve essere in grado di sviluppare e mantenere la propria politica di sicurezza e difesa. È inoltre necessario focalizzare attenzione e sforzi ulteriori sullo sviluppo di una cyber-difesa integrata, spostando parte del budget precedentemente orientato a una difesa di tipo tradizionale verso la ricerca e lo sviluppo in ambito cibernetico.
  • Ferma opposizione a qualsiasi minaccia e uso di qualsiasi tipo di arma nucleare.

Cosa puoi fare a Milano per l’Ucraina

Diverse associazioni, istituzioni e individui si sono dimostrate attive nell’organizzare meccanismi di supporto e invio di aiuti a livello europeo, italiano e locale. In questo Milano si è dimostrata disponibile e presente e, per agevolarti nello scegliere la modalità a te più congeniale per poter aiutare la popolazione Ucraina, di seguito trovi alcuni spunti e riferimenti attivi al momento della scrittura e pubblicazione di questo post.

Il Fondo #MilanoAiutaUcraina realizzato su iniziativa del Comune di Milano si impegna nella raccolta economica volta a supportare progetti di aiuto e accoglienza della popolazione ucraina.

Ulteriori progetti legati al Comune di Milano si trovano qui – incluse informazioni per chi può e intende ospitare persone in arrivo dall’Ucraina.

Per chi volesse procedere con donazioni alimentari, ecco una valida opzione.

È inoltre possibile rivolgersi al Consolato dell’Ucraina a Milano. Di seguito il link diretto.

Sono chiaramente più che necessarie anche le donazioni dirette alla Croce Rossa Ucraina, raggiungibile tramite il seguente link.

Le possibilità per aiutare la popolazione ucraina sono molte. Anche un piccolo aiuto può fare la differenza!

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