Anziani a Milano: quale futuro?

L’Italia non è un Paese per giovani.

Ma nemmeno per anziani.


La popolazione sta invecchiando e rapidamente: attualmente gli over 65 sono 13,8 milioni, pari al 23% della popolazione. Nel 2050 potrebbero arrivare a sfiorare oltre i 20 milioni: il 34% della popolazione. Gli anziani non più autosufficienti sono 2,9 milioni e nel 2030 saranno ben 5 milioni.


Eppure, la nostra società tarda a dare risposta a questi bisogni.


Oggi riceve assistenza domiciliare infatti, solo il 6,5% degli anziani, con una media di 18 ore l’anno, ma a livello internazionale si stima che siano necessarie circa 20 ore di assistenza mensile, senza contare tutte le altre necessità socio-assistenziali e relazionali, come sempre dimenticate e a cui non viene data sufficiente attenzione.


Una responsabilità che, oggi, è quasi totalmente a carico delle famiglie italiane. E di solito il caregiver, ovvero chi presta le cure, è una donna, la quale vede così moltiplicarsi ulteriormente il carico di lavoro del nucleo familiare.


Certo, esistono i Centri Diurni Integrati o le RSA. Quest’ultime oggi ospitano 295.473 persone su 13,8 milioni. Fate voi i conti. I posti letto a disposizione ogni anno sono in media 1,8 per 100 anziani, nettamente inferiore alla media europea (in Francia sono 5, 4,6 in Austria 5,4 in Germania). Inoltre, il 65% dei posti disponibili è in mano a privati e solo il 15% a gestione comunale (il resto va alle imprese no profit.


Le rette delle strutture private sono molto alte. Secondo il report “Informa Rsa 2021” della Fnp Cisl Lombardia è pari a 24.500 € all’anno, ma nell’area metropolitana di Milano, il costo può arrivare a superare le 90 euro al giorno (quindi oltre 32 mila euro l’anno).

La Regione e il Comune in alcuni casi, possono intervenire con un supporto economico, ma è comunque insufficiente per coprire la domanda crescente. Senza contare le lunghissime liste di attesa.


In aiuto degli anziani arrivano gli assistenti familiari (conosciuti come “badanti”): in Lombardia sono 74.413 quelli regolarmente assunti, mentre si stimano oltre 110.000 non regolarizzati. Da chi? Dalle famiglie, ovvio, che in questo modo cercano, per quanto possibile, di ridurre i costi assistenziali a fronte di entrare e soglie di reddito che non consentono loro di affrontare tutte queste spese sanitarie. Invecchiare è diventato un lusso per pochi.


Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), inviato a Bruxelles, punta a colmare il divario italiano, allineando il nostro Paese alle migliori pratiche europee di assistenza agli anziani, con una legge ad hoc che dovrebbe vedere la luce entro la fine della legislatura e che prevede l’utilizzo di ingenti fondi:


  • 3 miliardi per il potenziamento dei servizi di assistenza domiciliare;

  • 830 milioni per il potenziamento dei servizi, delle strutture sociali e di comunità;

  • 300 milioni all’adeguamento delle RSA, che cambieranno verso soluzioni abitative di co-housing sociale.


Una bella sfida, in cui i Comuni possono svolgere un ruolo fondamentale. Soprattutto, una visione che non punta solo ad elargire come al solito solo fondi ma che mira a cambiare l’approccio verso la cura dell’anziano, spostando il focus dalla struttura alla persona, dal curing al caring. Se curi solo dal punto di vista sanitario una persona, puoi vincere o perdere, se prendi in carico una persona invece, anche dal punto di vista sociale e relazionale, allora vincerai sempre. Perché costruirai soluzioni con metodologie innovative che tengano conto del punto di vista degli stakeholders e di che cosa vogliono davvero.


Occorre ripensare infatti l’intera organizzazione delle attuali RSA, fatte a catena di montaggio, in troppi casi, salvo rare e belle eccezioni. Deve essere fornito supporto al nucleo familiare che ha in carico l’anziano, evitando la troppa burocrazia e rivedendo le soglie di accesso alle strutture di sollievo secondo fasce reddituali concepite in maniera distorta e poco inclusiva.


Non si tratta di solo parole. Si tratta di fatti, di organizzazione del lavoro e di assetti che avrebbero risvolti positivi sui diretti interessati, sugli operatori di queste strutture che troppo spesso sono a rischio di burnout e sulle famiglie. Fare meglio e in modo differente, si può fare e noi di Volt ci battiamo per questo!


La nostra società sembra cullarsi in un’illusione in cui il decadimento fisico e la fragilità emotiva non devono esistere. Siamo bombardati da immagini di anziani “giovanili” e sportivi, di donne con lunghi capelli grigi, mostrati solo per dimostrare che la vecchiaia non è concepibile, se non nella nostra testa. Ma la realtà è un’altra: 2,6 milioni di over 75 vivono da soli e, soprattutto, molti di loro “si sentono” soli, relegati ai margini della propria comunità e dell’intera società.


Riuscire a ripensare il ruolo dell’anziano è la premessa indispensabile per costruire una nuova dimensione dell’assistenza e della cura, in un paese come l’Italia.


Volt punta a costruire un patto generazionale che unisca giovani, adulti, bambini ed anziani in un cammino comune, fatto di sostegno e fiducia reciproca, con azioni concrete che puntano a valorizzare il ruolo sociale di tutti, anche degli anziani e fornire risposte sempre più adeguate ai loro bisogni reali.


Perché i “nonni” sono il nostro più grande patrimonio culturale, la nostra memoria. E perché giovani di oggi saranno gli adulti di domani.


Vuoi aiutarci a vincere gli stereotipi sociali e a costruire una società più inclusiva, anche a Milano? Unisciti a Volt!


Fonti:

Pnnr- Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, IlSole24Ore - ediz. cartacea lunedì 17 maggio, BergamoNews- https://www.bergamonews.it/2021/04/27/le-rsa-in-lombardia-in-dieci-anni-il-costo-per-le-famiglie-sale-del-24/436949/

Report “Informa Rsa 2021”della Fnp Cisl Lombardia - https://www.pensionaticisllombardia.it/articolo-1624/informa-rsa-2021-il-nuovo-report-sulle-case-di-riposo-lombarde-nel-2020/